L’associazione “Sinistra per Calenzano” esprime piena solidarietà alla famiglia Regeni e sostegno al suo esposto contro il governo italiano per la vendita delle fregate militari all’Egitto, di cui una consegnata prima di Natale.

Alla luce degli ultimi sviluppi assume ancora più significato l’Ordine del Giorno approvato all’unanimità lo scorso 29 dicembre dal Consiglio Comunale di Calenzano su proposta della commissione Pace e Cooperazione, in cui si chiede al governo italiano di interrompere i rapporti diplomatici e la fornitura di armi al regime egiziano di Al Sisi, responsabile dell’uccisione di Giulio Regeni e dell’incarcerazione arbitraria di Patrick Zaki.

Al governo egiziano che, per bocca della sua procura generale, dichiara che non c’è più nulla da fare per identificare i responsabili dell’assassinio e delle torture inflitte a Giulio Regeni, e che il procedimento in corso in Italia è privo di basi, non si può rispondere come ha fatto il ministero degli Esteri, limitandosi a dire che la dichiarazione egiziana è inaccettabile e ad invocare l’intervento dell’Europa.

Bisogna essere conseguenti, assumerci direttamente le nostre responsabilità richiamando l’ambasciatore a Il Cairo e rescindendo i contratti di forniture militari in corso.

In particolare, nell’”Ordine del Giorno per il mancato rispetto dei diritti civili da parte del governo egiziano” elaborato dalla Commissione Pace e Cooperazione del Comune di Calenzano si prende in considerazione l’aggravarsi della situazione dei diritti umani in Egitto e più specificamente dei diritti civili e politici, ricordando come le forze dell’ordine e i servizi di sicurezza abbiano fra l’altro sia provocato l’eccidio di quasi mille persone durante la rivoluzione del 2011, sia con lo sgombero delle piazze Rābi‘a al-‘Adawiya e an-Nahdha del 14 agosto 2013 che provocò lo stesso numero di vittime della rivoluzione in un solo giorno: in questo contesto è un imperativo etico e morale il sostegno a tutta la società civile egiziana, che rischia di veder cancellati di fatto i propri diritti, a partire dalle stesse organizzazioni che promuovono i diritti umani, in particolare quelli delle donne, e il contrasto alle discriminazioni e alla violenza come punto focale di trasformazione e avanzamento della società intera.

La politica della presidenza di Al-Sisi è stata quella di rimuovere il dissenso e liquidare l’opposizione politica, sia islamica che laica. I mezzi utilizzati sono i più diversi: dalla persecuzione amministrativa per presunta ricezione di fondi esteri, al sequestro di materiale e documenti, dalla messa al bando di organizzazioni civili con l’accusa di legami con il terrorismo, all’interdizione di viaggiare all’estero imposta a riconosciuti difensori dei diritti umani, dall’arresto arbitrario all’aggressione fisica degli attivisti.

L’assassinio di Giulio Regeni, ucciso dopo essere stato barbaramente torturato, ha rivelato al mondo il vero volto di quel regime; le indagini sono state depistate per attribuire la sua morte alla piccola criminalità locale. In questi giorni la magistratura italiana ha depositato l’esito delle indagini, da cui risulta, con prove schiaccianti, la colpevolezza dei servizi segreti egiziani; è stata quindi richiesta l’estradizione dei presunti colpevoli dell’assassinio di Giulio Regeni per poter celebrare un processo che renda finalmente giustizia.

Si parla di più di 40.000 prigionieri politici attualmente rinchiusi nelle carceri egiziane. Fra di loro Patrick Zaki: il ricercatore egiziano e difensore dei diritti umani di 27 anni, è stato arrestato all’aeroporto del Cairo quasi un anno fa con le accuse di fomentare le manifestazioni e il rovesciamento del governo, pubblicare notizie false sui social media minando l’ordine pubblico, promuovere l’uso della violenza e istigare al terrorismo. Il trattamento carcerario lo sottopone non solo a torture fisiche, ma anche psicologiche, come il portarlo in tribunale spesso per discutere la sua posizione per poi rimandarlo per altri 45 giorni in carcere, prassi ormai ripetuta più volte.

La richiesta di verità sulla morte di Giulio Regeni, che ha visto in questi anni una straordinaria mobilitazione accanto alla famiglia Regeni di un ampio arco di forze che hanno chiesto con forza atti di rottura con il regime egiziano responsabile di ogni ostruzionismo e depistaggio verso le indagini, oggi trova finalmente un positivo riscontro grazie all’impegno della magistratura italiana; parallelamente, sono state innumerevoli in Italia e nel mondo le manifestazioni in solidarietà a Zaki mirate a richiederne la liberazione, e più volte anche il Parlamento Europeo, tramite le parole del Presidente David Sassoli, ha espresso chiaramente una posizione precise: "Sento il dovere di porre alla vostra attenzione la vicenda di Patrick Zaki. Voglio ricordare alle autorità egiziane che l’Ue condiziona i suoi rapporti con i Paesi terzi al rispetto dei diritti umani e civili come ribadiamo in tutte le nostre risoluzioni e chiedo che Zaki venga immediatamente rilasciato e restituito ai suoi cari".

La battaglia per lo stato di diritto e per i diritti umani sono valori fondamentali e irrinunciabili - ricordiamo anche l’atto approvato dal Consiglio comunale del 29 settembre 2020 a sostegno di Patrick Zaki - e devono rimanere prioritarie rispetto ad eventuali considerazioni di convenienza e di opportunità diplomatica; come ben esemplificato dal gesto di Corrado Augias (a cui si stanno allineando anche altre personalità, come Sergio Cofferati, Luciana Castellina, Giovanna Melandri e Rossana Rummo) che con la decisione di restituire la Legion d'onore ha mandato un messaggio forte alla Francia, per la sua scelta di assegnare la medesima onorificenza al premier egiziano Al Sisi.

Con l’Ordine del Giorno in oggetto, il Consiglio comunale di Calenzano ha espresso unanimemente la sua solidarietà a Patrick Zaki e alla sua famiglia, ed un sincero ringraziamento alla famiglia di Giulio Regeni, per l’indomita battaglia affinché si arrivasse alla verità sull’assassinio del figlio e per assicurare alla giustizia i responsabili; inoltre il Consiglio auspica che il Governo Italiano, che fino ad oggi ha ritenuto di voler mantenere inalterati i rapporti diplomatici con il regime di Al Sisi, prenda finalmente una posizione chiara di condanna delle azioni di mancata collaborazione per la ricerca della verità da parte del regime egiziano.

Inoltre, si chiede al Sindaco e alla Giunta di attivarsi presso il Governo e il Parlamento italiano, in particolare verso il Ministro degli Esteri, e le Istituzioni Europee, affinché essi facciano tutto quanto in loro potere per la liberazione di Zaki, pretendendo anche l’estradizione dei presunti colpevoli dell’assassinio di Giulio Regeni in vista della celebrazione del processo in Italia. Viene chiesto anche di rivendicare il rispetto dei diritti umani, civili e di studio da parte dello stato egiziano nel particolare, ed in genere da parte di tutti i governi; infine - a sostegno di quanto recentemente denunciato anche dai genitori di Giulio Regeni - si chiede che a fianco dell’attuazione di misure diplomatiche adeguate contro il regime egiziano venga confermato il blocco delle forniture militari, ponendo quindi fine alla scandalosa catena di vendita di sistemi di armi al governo egiziano, di cui il nostro Paese ha rappresentato uno dei principali fornitori.